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Alceo SELVI
IL LABORATORIO DI MATEMATICA
QUANDO I CONTI NON TORNANO
LE MOTIVAZIONI DIDATTICHE
Nei curricoli scolastici per la matematica di base l'uso di
sussidi concreti è stato introdotto già da alcuni
decenni. È avvenuto quando l'insegnamento di questa
disciplina, ripudiando le strettoie di una didattica di stile
esclusivamente formalistico-descrittivo, ha stabilito proficui
collegamenti sia con la pedagogia, sia con la psicologia dell'età
evolutiva.
Fra gli operatori scolastici, che attuano curricoli elementari
di matematica, permangono però talvolta perplessità
e riserve riguardo alle esperienze manipolative con materiali
concreti. Sarà utile, quindi, prima di passare alla
presentazione dei principali tipi di materiale, soffermarsi
a considerare le ragioni di fondo che ne giustificano l'adozione,
esplicitamente consigliata, tra l'altro, anche nei Programmi
'85 per la Scuola Primaria [1].
Senza voler responsabilizzare in modo assoluto l'insegnamento
tradizionale della matematica, si deve pur riconoscere che
la gran parte degli allievi che formava rimanevano di frequente
assai lontani dalla piena comprensione dei concetti di questa
disciplina, anche se diversi di loro riuscivano a raggiungere
un sufficiente addestramento nell'uso del simbolismo e nella
relativa applicazione in alcune tecniche operative.
In quei casi era facile che nell'insegnante si formasse l'illusione
che gli allievi fossero riusciti ad elaborare un determinato
concetto, anche se poi, in effetti, molti non l'avevano compreso
affatto, in quanto - come osserva Dienes - era stato realizzato
un insegnamento basato fondamentalmente sul condizionamento,
e non sulla facilitazione dell'apprendimento.
In alcune metodiche di tipo formalistico-descrittivo, presenti
nell'insegnamento della matematica, spesso si ignorava un
postulato di grande rilievo, che si colloca tra i fondamenti
della moderna pedagogia. Non vi si considerava il fatto che
le conoscenze di cui lo scolaro ha piena comprensione e che
costituiscono gli strumenti intellettuali utili per operare
un suo ulteriore avanzamento del pensiero, non sono quelle
che gli vengono trasmesse in tutta compiutezza dall'insegnante
o dai libri. Sono piuttosto quelle che lo scolaro conquista
attraverso una ricerca personale, in cui egli sia in grado
di esplicare liberamente la sua attività creativa.
Spesso, per di più, venivano trascurate le differenze
individuali esistenti nel ritmo dell'apprendimento. Di frequente
accadeva che, a seguito di una valutazione non oggettiva,
un allievo veniva giudicato incapace di comprendere determinati
concetti della matematica. Mentre, in realtà, in tali
casi era assai probabile che l'allievo fosse un soggetto dotato
di un meccanismo di astrazione più lento e che rimanesse
quindi sopraffatto dalla incalzante presentazione di ulteriori
concetti. In altre parole, l'insegnamento tradizionale tendeva
ad imporre a tutti gli alunni uno stesso ritmo di apprendimento
e spesso non teneva conto delle leggi psicologiche che governano
i meccanismi individuali dei processi di formazione dei concetti.
L'indirizzo didattico che, ai giorni nostri, si va affermando
e consolidando ritiene che si può porre rimedio ai
gravi errori prodotti dall'insegnamento tradizionale soltanto
se si dà la possibilità all'alunno di accostarsi
alle conoscenze matematiche con un atteggiamento di tipo "concreto-costruttivo".
Ciò implica che occorre sempre evitare di partire dalla
fase della pura astrazione.
I concetti non vanno presentati, quindi, nella loro fredda
compiutezza generalizzatrice, ma si deve aver cura di creare
stimolanti e diversificate situazioni di apprendimento, nelle
quali ciascun alunno sia messo in condizione di percorrere,
secondo il proprio ritmo individuale, tutte le tappe necessarie
per la costruzione del concetto [2].
In tale prospettiva si rende necessaria, pertanto, la conoscenza
dei meccanismi di formazione del pensiero matematico e, più
in generale, di quello logico astratto, tenendo quindi costantemente
presenti i risvolti psicologici dell'apprendimento della matematica.
Le moderne ricerche di psicologia dell'età evolutiva,
dedicate ai problemi dell'apprendimento matematico e condotte
da psicologi che sono anche cultori di matematica e di logica,
pur essendo ancora lontane dall'aver chiarito tutti i problemi
attinenti alla psicologia dell'intelligenza, hanno tuttavia
cominciato a far luce sui meccanismi di attivazione del pensiero
astratto e sono pervenute ad alcune conclusioni che possono
trovare feconde applicazioni didattiche.
Tra queste ricerche conserveranno ancora per molto tempo un
valore preminente quelle, originalissime e fondamentali, realizzate
dal grande psicologo ginevrino Jean Piaget. Ad esse ci si
dovrà costantemente riferire, pur con qualche correzione
di rotta determinata da alcuni più recenti risultati,
per ogni ulteriore sviluppo dei problemi concernenti l'apprendimento
della matematica di base. Piaget è stato il primo a
mettere in evidenza che, anche se è vero che la formazione
di un concetto matematico presuppone un certo grado di maturazione
logica da parte del bambino, è altrettanto vero che
tale concetto non è riducibile a pura logica, ma nasce
dalla sintesi di schemi logicooperazionali, i quali, per potersi
costituire a livello mentale, richiedono di essere interiorizzati
mediante attività manipolative sul concreto.
Per esempio, il bambino è in grado di elaborare la
nozione di numero intero naturale soltanto dopo aver preso
coscienza, attraverso l'esperienza, di determinati schemi
logico-operatori quali: la conservazione delle proprietà
fisiche o numeriche nelle trasformazioni, l'inserimento delle
parti nella totalità che si conserva, la corrispondenza
uno ad uno, l'invarianza della quantità rispetto al
cambiamento dell'ordine seriale, l'iterazione dell'unità
nella formazione di quantità crescenti, ecc. [3]. Orbene,
se si studia il comportamento del bambino durante il processo
di organizzazione di uno di questi schemi operatori, per esempio
quello dell'ordinamento, si ha modo di constatare quanto sia
lungo e complesso tale processo e quanto sforzo richieda al
bambino la costruzione di questo impegnativo itinerario mentale.
Quanto detto può essere meglio chiarito realizzando,
a titolo esemplificativo, una tra le più classiche
prove piagetiane. Si proponga a bambini, di differente età,
di disporre in ordine alcune asticciole di lunghezze diverse.
Se le asticciole differiscono notevolmente tra loro e sono
quattro o cinque, anche un bambino di tre/quattro anni riesce
a realizzare facilmente l'ordinamento, procedendo per tentativi.
In questo caso, l'ordinamento stesso è ottenuto secondo
uno schema d'azione di carattere empirico-spaziale, fondato
sulla percezione delle disuguaglianze discriminate "a
colpo d'occhio".
Se si presentano invece ai bambini dieci asticciole, sparse
sul tavolo a caso, differenti un centimetro l'una dall'altra,
con lunghezze che vanno da 10 a 19 centimetri, e si osserva
con attenzione l'attività dei bambini stessi, si può
immediatamente rilevare come l'ordinamento richieda l'attuazione
di un complesso gioco di procedimenti operativi. Si potranno
rilevare tre diversi livelli di abilità:
a) il bambino forma coppie di asticciole, senza riuscire però
a coordinare tra loro le coppie da lui formate (intorno ai
4 anni);
b) il bambino costruisce prima piccole serie e riesce poi
a coordinarle empiricamente, arrivando a realizzare l'ordinamento
completo dopo numerosi errori e correzioni (5/6 anni circa);
c) il bambino arriva a determinare un metodo che gli consente
di realizzare l'ordinamento senza errori e correzioni (intorno
a 7 anni).
Il metodo consiste nello scegliere prima l'asticciola più
corta (o più lunga) di tutte, mediante una serie di
confronti a coppie, e poi nello scegliere la più corta
(o la più lunga) tra quelle rimaste, e così
di seguito, fino a costruire la successione crescente completa.
Perché un bambino arrivi a scoprire questo metodo,
occorre però che egli abbia acquisito la consapevolezza
che, per ogni scelta successiva che compie, l'asticciola presa
sia la più corta tra tutte quelle rimaste e, nello
stesso tempo, anche la più lunga rispetto a quelle
già disposte in serie.
In sostanza, il bambino deve essere arrivato ad intuire le
proprietà strutturali della relazione d'ordine ed avere
imparato a concatenare tali proprietà.
Ossia, deve avere interiorizzato, sempre sul piano intuitivo,
le regole di antisimmetria e di transitività delle
disuguaglianze.
Dalle sommarie considerazioni ora formulate si può
subito trarre una conclusione. Se l'edificio della matematica
è fondato su schemi procedurali, occorre basare la
didattica della matematica sulla progressiva organizzazione
concreto-operazionale di tali schemi.
Bisogna tener conto che gli schemi procedurali, dal punto
di vista psicologico, derivano da operazioni concrete che,
nel momento in cui vengono interiorizzate, si coordinano in
strutture di procedimenti d'azione. Pertanto i concetti della
prima matematica vanno formati fondandoli su esperienze manipolative.
Sono non solo le osservazioni sul "concreto", ma
anche, e soprattutto, le riflessioni compiute sulle azioni
realizzate sul "concreto" che trasformano le percezioni
sensoriali in valori indipendenti da quel "concreto",
dando forma alle astrazioni generalizzatrici. Il "concreto",
ossia quell'universo del sensibile già preconizzato
da Maria Montessori e da Lei definito come il mondo delle
astrazioni materializzate, nella didattica moderna della matematica
ha acquistato dunque non una funzione puramente "contemplativa",
bensì soprattutto una funzione operativo-relazionale,
la quale, attraverso la interiorizzazione di schemi procedurali
d'azione, conduce alla formazione delle strutture logiche
e matematiche di base.
Nell'esperienza di ordinamento delle asticciole, proposta
come esempio, il bambino astrae la struttura d'ordine non
dagli oggetti in quanto tali. La astrae, invece, soprattutto
dalla attività che egli esegue con esse, ossia dalle
manipolazioni e dalle operazioni da lui compiute, in virtù
delle quali è stato in grado di ordinare le asticciole
stesse.
Da quanto detto possiamo dunque concludere che, per rendere
costruttivo l'apprendimento matematico vanno proposte e fatte
compiere al bambino opportune esperienze, basate sulla manipolazione
di adatti materiali concreti.
Occorre però considerare che tali esperienze non sempre
è possibile realizzarle con quel "concreto naturale"
che può ritrovarsi nell'ambiente circostante.
Ragion per cui le esperienze vanno predisposte anche con "materiale
artificiale", opportunamente strutturato, in modo che
le attività di ricerca del bambino possano essere indirizzate
verso quel tipo di schema operatorio che si è stabilito
di formare in sede di programmazione didattica.
Siffatto materiale strutturato, infine, dovrà esser
utilizzato, oltre che nei giochi collettivi, anche a livello
di esperienze ludiche individuali, così da consentire
a ciascun bambino di esplicare una propria attività,
secondo il proprio, personale ritmo di lavoro e di apprendimento.
Presentiamo ora, in modo sintetico per ovvie ragioni di spazio,
alcuni tipi di materiali strutturati che, nelle esperienze
di questi ultimi decenni si sono dimostrati tra i più
efficaci. Ci riferiamo ai Blocchi Logici, ai Blocchi Aritmetici
Multibase, ai Numeri in Colore, al Geopiano
I BLOCCHI LOGICI
........
In ogni confezione di Blocchi Logici sono
contenuti 48 pezzi, di plastica o di legno, aventi le seguenyi
caratteristiche:
- variabile forma, con uno dei quattro valori: quadrato, cerchio,
triangolo, rettangolo;
- variabile colore, con uno dei tre valori: rosso, giallo,
blu;
- variabile taglia, con uno dei due valori: grande, piccola;
- variabile spessore,con uno dei due valori: spesso, sottile.
Tenuto conto che ciascun Blocco è diverso dagli altri
per almeno un valore di una variabile, ne risulta un complesso
di 4 x 3 x 2 x 2 = 48 pezzi diversi.
Il pensiero logico, già a partire dalle sue più
elementari articolazioni, si appoggia, più o meno consapevolmente,
sui procedimenti operativi tipici proposti dalla teoria "ingenua"
degli insiemi.
A conferma di ciò basta considerare che l'unità
basilare del ragionamento è la proposizione esplicitamente
formulata, ossia l'enunciato verbale.
L'enunciato serve a esprimere una relazione tra classi ed
elementi e, in genere, è costituito da due parti fondamentali:
il soggetto (o, argomento dell'enunciato) e il predicato,
legati tra loro da un termine di relazione denominato copula.
Come è poi noto, soggetto e predicato sono espressi,
per lo più, da nomi comuni, da nomi propri o da attributi.
Orbene, mentre un nome proprio rappresenta un elemento singolo,
un nome comune rappresenta una classe generale costituitasi
per astrazione e riferibile a tutto un insieme di elementi.
Anche un attributo rappresenta, per estensione, una classe:
precisamente quella degli elementi che sono caratterizzati
dalla proprietà che lo stesso attributo esprime.
Ecco due esempi di enunciati: "Il cane è un mammifero"
e "Luigi è un quindicenne".
Nel primo enunciato "il cane" ,soggetto e nome comune,
sta ad indicare l'intera classe dei cani, mentre "un
mammifero", predicato e nome comune anch'esso, sta ad
indicare l'intera classe dei mammiferi. Il meccanismo logico
dell'enunciato, attivato dalla copula "è",
significa che la classe espressa dal soggetto risulta essere
inclusa nella classe espressa
dal predicato.
Nel secondo enunciato "Luigi", soggetto e nome proprio,
indica un particolare elemento, il quale, a seguito del meccanismo
logico attivato dalla "è", risulta appartenere
alla classe delle persone "quindicenni", indicata
dall'attributo-predicato.
L'analisi strutturale delle proposizioni, appena compiuta,
vi ha messo in evidenza quindi alcune nozioni fondamentali
trattate dalla cosiddetta "insiemistica", quali
l'idea di classe (o insieme), quella di elemento, ed alcune
relazioni che, nel linguaggio della teoria degli insiemi si
esprimono come relazione di appartenenza di un elemento ad
un insieme, e nella relazione di inclusione di un insieme
in un altro.
Tra gli enunciati, che specificano classi e relazioni, possono
intervenire, inoltre, composizioni operatorie quali la congiunzione,
la disgiunzione (inclusiva o esclusiva) e la negazione. Tali
operazioni logiche corrispondono, rispettivamente, alle operazioni
insiemistiche di intersezione, di unione e di passaggio al
complemento.
Le brevi considerazione formulate sono sufficienti per rendersi
conto della importanza che assume, per la formazione logica
e linguistica del bambino, una presa di coscienza delle strutture
operatorie del pensiero , attuata mediante una opportuna educazione
di tipo insiemistico. La quale, però, come precisano
i Programmi di matematica per la Scuola Primaria, serve anzitutto
per "la conquista della precisione e della completezza
del linguaggio" naturale, e non per "l'introduzione
degli interi naturali e delle operazioni aritmetiche"
mediante "la simbolizzazione formale di operazioni logico-insiemistiche"
[4].
Un materiale strutturato, di concezione molto semplice, che
permette di adottare un metodo costruttivo e dinamico per
l'approccio operativo ai fondamenti insiemistici, e quindi
alla logica delle classi e successivamente a quella degli
enunciati, è costituito dai Blocchi Logici, ideati
in dimensione più estesa da L. S. Vygotsky e ridotti
in seguito alla quantità attuale da Z. P. Dienes. Con
essi è possibile organizzare vari esercizi preliminari,
tutti sotto forma di giochi, tendenti a far conoscere ai bambini
la struttura del materiale stesso.
I bambini si interessano volentieri all'uso dei Blocchi. Prima,
mediante giochi di costruzioni libere, esplorano "l'ambiente
percettivo" che è costituito da tale materiale.
Prendono così conoscenza delle proprietà caratteristiche
dei Blocchi stessi ed elaborano anche un codice verbale adatto
a denominare e a comunicare le loro proprietà.
L'uso dei Blocchi è anche da consigliare per concretizzare
una sorta di "memoria esterna", sulla quale appoggiare
la narrazione di fiabe (quali, per esempio: I tre porcellini,
I quattro suonatori di Brema, Tina e i tre orsi (cfr. Tavola
1 a pg.172)) o di racconti. Sequenze ordinate dei Blocchi
possono servire anche per "visualizzare" la scansione
ritmica di semplici canzoni .
I bambini cominciano poi a classificare i Blocchi mediante
l'uso dei loro attributi. Li classificheranno per colore (per
esempio: "prendere i Bloc-chi blu"), per forma (per
esempio: "prendere i Blocchi tondi"). Possono cosi
rendersi conto che, nell'universo dei Blocchi, una proprietà
("essere blu") individua una classe, o insieme.
Passano in seguito a classificazioni di tipo più complesso,
come quella, per esempio, che prende in considerazione simultaneamente
sia un valore della variabile forma, sia un valore della variabile
colore.
Un gioco molto utile consiste nel far scegliere ad un bambino
due Blocchi qualsiasi, chiedendogli poi di precisare rispetto
a quante e a quali proprietà differiscono i pezzi.
Per esempio, un "rettangolo rosso, grande, spesso"
differisce dal "triangolo blu, spesso, grande" rispetto
a due proprietà, ossia la forma ed il colore, quindi
i due Blocchi sono collegati tra loro tramite due somiglianze
e due differenze.
Si potrà poi introdurre l'uso della negazione, facendo
scegliere i pezzi che sono caratterizzati dal fatto di non
possedere un determinato attributo.
Quando i bambini hanno preso dimestichezza con la struttura
del materiale, si può passare a esercizi-gioco che
mettano in evidenza in modo più esplicito l'organizzazione
insiemistica dei Blocchi, facendo ricorso ai diagrammi di
Eulero-Venn, di Carroll, oppure a grafici ad albero
Si dispongano ad esempio, sul tavolo due grandi cerchi di
cartone aventi: uno l'etichetta "colore rosso" e
l'altro l'etichetta "forma rettangolare".
I bambini collocheranno, all'interno del primo cerchio tutti,
e soltanto, i Blocchi "rossi", e, all'interno del
secondo, tutti, e soltanto, i Blocchi "rettangolari".
I pezzi che risultano essere né rossi, né rettangolari
resteranno all'esterno di entrambi i cerchi.
I Blocchi "rettangolari e rossi" si dovranno evidentemente
disporre in una regione comune ai due cerchi. L'attributo
"rosso e rettangolare" si precisa, pertanto come
congiunzione dei due enunciati: "il Blocco è rosso"
e "il Blocco è rettangolare", che corrisponde
alla intersezione dei due insiemi.
Analogo significato ha l'attributo "rettangolare, rosso
e sottile", che corrisponde alla congiunzione di tre
enunciati: "il Blocco è rosso", "il
Blocco è rettangolare" e "il Blocco è
sottile" e che nasce dalla intersezione di tre insiemi.
I bambini verranno così messi nella condizione di capire
che, nell'universo dei Blocchi, per definire un insieme formato
da un solo elemento, occorre definire un attributo quadruplo,
ottenuto dalla congiunzione di quattro enun-ciati distinti.
Capiranno inoltre che alcune congiunzioni di enunciati possono
dar luogo ad insiemi vuoti; è il caso, per esempio,
della congiunzione dei due enunciati: "il Blocco è
tondo" e "il Blocco è rettangolare".
Successivamente gli enunciati potranno essere combinati per
disgiunzione, che potrà risultare inclusiva, oppure
esclusiva. Per esempio, con la disgiunzione: "il Blocco
è rosso" o "il Blocco è rettangolare",
l'insieme definito con l'attributo disgiuntivo: "di colore
rosso o di forma rettangolare" nasce dalla unione dei
due insiemi generati rispettivamente da ciascuno dei due precedenti
enunciati, con i quali si effettua l'operazione di disgiunzione.
Se nella suddetta unione:
- si include anche l'intersezione degli attributi, si definirà
la disgiunzione inclusiva degli enunciati, con la "o"
che assumerà il significato del "VEL" della
lingua latina (vedi la Fig. 1, in basso a sinistra);
- si esclude invece l'intersezione degli attributi, si definirà
la disgiunzione esclusiva degli enunciati, con la "o"
che assumerà il significato della "AUT" latina
(vedi la Fig. 2, in basso a destra).
In questo secondo caso, non considerando, oltre ai Blocchi
presenti nell'intersezione ("i rossi e rettangolari"),
anche quelli del complemento della unione ("i non rossi
e non rettangolari"), ci si rende conto che, prendendo
nell'insieme rimasto un pezzo che non è rosso, esso
sarà necessariamente rettangolare, o viceversa.
Pertanto l'insieme disgiuntivo esclusivo apre
le porte ad una situazione di implicazione:
- se non rosso, allora rettangolare
- se non rettangolare, allora rosso
Con la disgiunzione esclusiva si perviene così al primo
germe del ragionamento linguisticamente formalizzato.
Questi pochi cenni testimoniano l'efficacia dell'uso didattico
dei Blocchi Logici. È evidente che essi dovrebbero
avere spazio applicativo a partire dalla Scuola per l'infanzia
e mantenerlo per tutta la Scuola Primaria. Ma potranno essere
di grande utilità anche per alunni della Scuola Media,
se questi, in precedenza, non hanno ricevuto un adeguato trattamento
educativo finalizzato alla formazione di specifiche abilità
logico-linguistiche

La gran parte parte degli alunni di 10/11
anni, addestrati all'uso dei numeri interi naturali, non fanno
distinzione tra il puro concetto di numero ed il suo modo
di rappresentarlo attraverso l'ordinario sistema di numerazione
in base decimale.
Vi sono almeno due ragioni per le quali la struttura convenzionale
del sistema di numerazione viene confusa con il puro concetto
di numero.
Una dipende dallo strumento simbolico di comunicazione e di
rappresentazione grafica, in relazione al modo con cui viene
presentato ed utilizzato in situazione didattica, quando è
in fase di formazione il concetto puro di numero naturale.
L'altra nasce dalla imposizione che vien fatta al bambino
del sistema di numerazione decimale presentato come un "assoluto",
ossia come l'unico mezzo possibile di rappresentazione dei
numeri.
In tali circostanze, oltre alla confusione tra simbolo e concetto,
ciò che viene a mancare al bambino è anche la
comprensione che in un sistema di numerazione vi sono tre
elementi che possono esser fatti variare: il coefficiente,
la base e l'esponente, senza che, nel loro variare, venga
ad esser modificata la struttura di rappresentazione in quello
che è il suo fondamento essenziale, ossia il valore
posizionale delle cifre numeriche.
Un materiale strutturato da proporre ai bambini nell'uso scolastico
per compiere esperienze utili, sia a distinguere tra concetto
di numero e simbolo del numero, sia ad astrarre il complesso
principio di valore posizionale, è rappresentato dai
Blocchi Aritmetici Multibase, raffigurati nella pagina precedente
e noti anche sotto l'abbreviazione di B.A.M
Questo materiale, per lo più di legno, ma talvolta
anche di plastica, è stato progettato da Z. P. Dienes,
che, nel realizzarlo, si è però ispirato alle
Perle Colorate delle potenze, ideate da Maria Montessori [4].
I Blocchi Multibase si trovano in commercio per lo più
suddivise in scatole, ciascuna delle quali contiene pezzi
che "materializzano" un particolare sistema di numerazione.
La quantità di legno dei pezzi di ciascun sistema cresce
in progressione geometrica. Nel materiale della base tre,
per esempio, partendo dal cubettounità, si passa poi
al lungo (o base) costituito dall'assemblaggio di tre cubettiunità;
dal lungo si passa poi al piatto (o quadrato) costituito a
sua volta dall'unione di tre lunghi; c'è infine il
blocco (o cubo) ottenuto con il congiungimento di tre piatti.
In ogni pezzo, costituito da più cubettiunità,
sono visibili le linee di separazione tra gli stessi cubetti-unità
che lo compongono.
Scatole analoghe a quella della base tre contengono i pezzi
che materializzano i sistemi di numerazione delle basi: quattro,
cinque e dieci.
In ogni scatola si trovano pezzi di ciascun tipo in numero
sufficiente per realizzare una vasta gamma di esperienze.
Il materiale è organicamente strutturato nella direzione
del concetto di valore posizionale e dei concetti di base
e di potenza, in modo da sollecitare il bambino a realizzare
quelle esperienze che gli consentiranno di costruire gradualmente
la struttura comune, soggiacente i diversi sistemi di numerazione.
Queste esperienze possono avere inizialmente il carattere
di "giochi liberi", ovvero di attività di
tipo indiretto miranti all'esplorazione delle caratteristiche
del materiale e non direttamente finalizzate all'acquisizione
dell'idea di valore posizionale [vedi illustrazione alla pagina
seguente].
Seguirà una fase più spiccatamente operatoria,
che conduca più direttamente alla razionale organizzazione
della struttura implicata nella rappresentazione posizionale
del numero.
Due bambini, per esempio, servendosi della scatola della base
tre, possono realizzare la seguente attività.
Essi gettano alternatamente un dado, che, sulle facce opposte,
riporta i numero 0, 1 e 2. Ciascuno dei due bambini ha il
diritto di prendere dalla scatola un numero di pezzi di un
certo tipo uguale al punteggio conseguito nel lancio. Il primo
tiro vale per i blocchi, il secondo per i piatti, il terzo
per i lunghi e il quarto per i cubetti-unità. Vince
il bambino che raggiunge il maggior valore complessivo con
tutti i pezzi conquistati nei quattro lanci del dado.
Con questo gioco i bambini si accorgono assai presto che vincitore
della partita è sempre colui che va in vantaggio al
primo tiro; e se il primo tiro risulta pari, la partita viene
decisa dal secondo tiro, e così via. I bambini prendono
così coscienza dell'importanza decrescente dei diversi
tiri, ove ovviamente si mantenga la decisione di partire con
il maggior valore nel primo tiro e di andare verso valori
decrescenti nei tiri successivi.
In un secondo tempo sarà opportuno invertire l'ordine
dei tiri e cominciare con quello relativi ai cubetti-unità,
terminando con quello relativo ai blocchi. In questa nuova
partita si potrà scoprire che essa verrà decisa
soltanto all'ultimo tiro.
L'inversione del gioco insegnerà ai bambini che l'ordine
seguito per i tiri non ha alcuna importanza in se stesso,
poiché a determinare la vincita sarà in ogni
caso il tiro effettuato per i blocchi. E' evidente che giochi
simili possono, anzi dovrebbero, essere eseguiti anche con
il materiale delle altre scatole.
Un'altra interessante esperienza per la comprensione dell'idea
di valore posizionale è la seguente. Si dica ai bambini
di prendere una certa quantità di cubetti-unità
dalla scatola della base tre, per esempio trentasette (Fig.
1). Se cominciano a raggrupparli a tre a tre, formeranno dodici
mucchietti che potranno essere sostituiti con altrettanti
lunghi. Rimarrà, però, un cubettounità
libero, in quanto non raggruppato (Fig. 2). I lunghi ottenuti,
raggruppati a loro volta a tre a tre, consentiranno la costruzione
di quattro gruppi, senza che si abbiano lunghi non raggruppati.
Questi quattro gruppi potranno essere sostituiti, a loro volta,
da quattro piatti (Fig 3). Con questi si potrà formare
un gruppo di tre, sostituibile con un blocco, e rimarrà
un piatto non raggruppato (Fig. 4).
I bambini verificheranno che questo procedimento
porta ad un risultato univocamente determinato dalla quantità
iniziale dei cubetti-unità. A questo punto i bambini
stessi potranno essere invitati a rappresentare in una tabella
la situazione ottenuta, nel modo seguente:

Ancora una volta va ricordato che è
consigliabile far ripetere ai bambini esercizi dello stesso
tipo con scatole di materiale relative a basi diverse e, da
ultimo, ovviamente, con la scatola della base dieci. Pertanto
si faranno prendere di nuovo trentasette cubetti-unità
dalla scatola della base quattro e si chiederà di procedere
con già fatto; poi si faranno prendere trentasette
unità dalla scatola della base cinque ... e così
di seguito fino alla base dieci. Si avranno le seguenti notazioni
numeriche:

Queste esperienze, esplicitamente richieste
dai Programmi di Scuola Primaria [5], sono assai importanti.
Consentono ai bambini di distaccarsi dalla concretezza del
materiale e di rappresentare mentalmente la Struttura comune
ai diversi sistemi di numerazione, nel modo in cui sono rappresentati
dal materiale contenuto nelle scatole. Offrono altresì
la possibilità di estendere, per trasferimento, tale
struttura ad una qualsiasi altra base diversa.
I bambini prendono in questo modo coscienza che esistono diverse
maniere per scrivere uno stesso numero, diverse maniere che
rispettano però la stessa struttura; e ciò sarà
senz'altro assai utile per generare, nei bambini stessi, forme
di pensiero fluido, aperto e produttivo.
La scatola dei Regoli Cuisenaire-Gattegno,
comunemente conosciuti con il nome di Numeri in Colore contiene
un insieme di piccoli regoli di legno, o di plastica, a forma
di parallelepipedi rettangolari di varie lunghezze (da 1 a
10 cm), aventi tutti la sezione di un centimetro quadrato.
In ogni scatola si trovano più pezzi di ciascun tipo.
Tutti i pezzi della stessa lunghezza hanno anche lo stesso
colore e ad ogni lunghezza corrisponde un colore particolare
[vedi Tavola 7 alla pagina precedente].
I colori e le lunghezze dei regoli non sono, però,
associati casualmente. I contrasti e le diverse gradazioni
di colore servono da "indicatori", che aiutano a
cogliere e a rammentare le relazioni astratte che i Numeri
in Colore intendono rappresentare. Il regolo lungo un centimetro
è bianco ed entra un numero intero di volte in tutti
gli altri. Quello lungo sette centimetri è nero, per
sottolineare la sua singolarità nella serie. Con diverse
gradazioni di uno stesso colore fondamentale sono caratterizzate
poi tre "famiglie" di regoli, tra i quali intercorrono
le seguenti relazioni evidenti:
- "famiglia dei rossi" - i regoli: rosso (2 cm),
amaranto (4 cm), marrone (8 cm);
- "famiglia dei blu" - regoli: verde chiaro (3 cm),
verde sc. (6 cm), blu (9 cm);
- "famiglia dei gialli" - regoli: giallo (5 cm)
e arancio (10 cm).
I Numeri in Colore, ideati dal belga Cuisenaire come sussidio
per l'insegnamento introduttivo all'aritmetica nelle scuole
per l'infanzia e primaria, sono stati poi studiati, con intendimento
scientifico-pedagogico più ampio, da Caleb Gattegno,
matematico inglese, che ne ha indicato molteplici utilizzazioni,
anche a livello di scuola secondaria. Secondo Gattegno questi
Regoli forniscono al bambino una "tastiera" per
la ricerca matematica; e, come in un pianoforte, quantunque
i tasti disponibili riguardino soltanto una solo "nota"
ciascuno, tuttavia si ha la possibilità di costruire
con essi molteplici "accordi" diversi, ovvero di
cogliere relazioni diverse.
Oggi si ha la consapevolezza che ci si può avvicinare
alla matematica solo a condizione che si prenda coscienza
di certe relazioni strutturali fondamentali presenti nella
disciplina. Orbene Gattegno assicura che anche con i Numeri
in Colore è possibile far nascere nei bambini l'attitudine
a costruire la matematica stessa. Invitiamo a riflettere sull'opinione
di Gattegno a questo riguardo, riportando alcuni brani tratti
da un suo saggio [6].
"Se si lascia giocare un bambino con i Numeri in Colore,
egli non tarderà a riconoscere tre strutture fondamentali
della matematica:
1. - le relazioni di equivalenza "avere lo stesso colore"
e "avere la stessa lunghezza"; e poichè,
per costruzione, i Regoli che hanno lo stesso colore hanno
anche la stessa lunghezza, esiste correlazione tra queste
due relazioni di equivalenza o, come si dice in matematica,
esse sono isomorfe. In aggiunta a ciò la nozione di
insieme quoziente è subito colta allorchè il
bambino si accorge di poter rappresentare, a mezzo di un solo
regolo di un certo colore, tutta la classe di equivalenza
costituita dai regoli che hanno quello stesso colore.
2. - le relazioni d'ordine, vale a dire il fatto che, prendendo
due regoli A e B a caso nell'insieme, il bambino può
dire se A è uguale a B, o se A differisce da B; e quando
accetta di chiamare A più piccolo di B, o viceversa,
egli lega queste parole alla percezione della disuguaglianza.
Una tale comparazione tra i regoli diventa più profondamente
strutturata allorchè il bambino può combinare
coppie di disuguaglianze per realizzare un insieme transitivo
di proposizioni: se A < B e B < C allora A < C ,
e così via. Non solamente l'insieme dei Regoli è
Ma vi sono coppie costituite da regoli diversi che, per lunghezza,
sono tra loro equivalenti riguardo alla misura di un regolo
rispetto all'altro. E sono precisamente le coppie (A, B) e
(A', B'), quando A' = K A e B' = K B , con K intero. Si dice,
allora, che essi costituiscono una classe di equivalenza.
È il caso, ad esempio, dei regoli (1, 3), ossia: bianco,
verde chiaro, dei regoli (2, 6), ossia: rosso, verde scuro,
e dei regoli (3, 9), ossia: verde chiaro, blu.
Così, analogamente, se partiamo dalla coppia (2, 5)
(ossia: rosso, giallo) le coppie (2 rossi, 2 gialli), (3 rossi,
3 gialli), ....... sono tutte equivalenti tra loro e, numericamente,
si esprimono con:
(2, 5) = (4, 10) = (6, 15) = .....
Inoltre, partendo da due coppie equivalenti (A, B) e (C, D),
se ne possono ottenere altre, anch'esse equivalenti per addizione
e sottrazione o, in generale, per combinazione lineare dei
termini di sinistra e dei termini di destra: (m A + n C, m
B + n D). Si dice che ogni classe di equivalenza costituisce
un numero razionale. Ossia, ciascuna coppia, appartenente
ad una classe, è rappresentante del numero razionale
e si chiama frazione. Ragion per cui si può
adottare la notazione:
(1, 3) = (2, 6) = (3, 9) = .......
Oppure nella notazione ordinaria:
1/3 = 2/6 = 3/9 = .......
che esprime anch'essa la classe di equivalenza da identificare
con il numero razionale 1/3 . Tener ovviamente presente che
il segno "uguale" mette in relazioni le frazioni
ma non va riferito alle frazioni stesse. Esse, come numeri,
sono diverse, per cui l'uguale va riferito allo stesso rapporto
che tutte quante esprimono.
ordinato, ma risulta tale anche un qualsiasi
suo sottinsieme.
3. - le relazioni algebriche, che risultano dalla introduzione
di una operazione sull'insieme dei Regoli. Ogni bambino spontaneamente
sarà portato a combinare i Regoli in maniere diverse
per ottenere una straordinaria varietà di schemi colorati.
Se egli prende coscienza che due regoli, messi in fila uno
dopo l'altro, possono sostituire, quanto alla lunghezza, un
altro regolo, o due diversi altri messi insieme, egli ha implicitamente
introdotto un'algebra sull'insieme.
Un'algebra rappresentata dal segno + e con alcune proprietà
evidenti, quali la commutatività e l'associatività:
A + B = B + A ; (A + B) + C = A + (B + C)."
Queste parole di Gattegno diverranno certamemte più
persuasive alla luce di qualche esempio. Ne scegliamo uno
tra i più significativi: lo studio delle frazioni.
In generale, misurando un regolo per mezzo di un altro, non
si ottiene come risultato un numero intero. Per esprimere
questa misura si è condotti a formare delle coppie
ordinate e si adotterà la notazione (A, B) per la coppia
dei regoli dei quali B misura A ( A/B ) [7]. Una coppia di
Regoli può essere quindi interpretata come frazione,
che esprime un rapporto. Invertendo l'ordine della coppia
di regoli si ha: (B, A) (ossia: A misura B , o B/A ), e si
ottiene la frazione-rapporto inversa della precedente.
Il Geopiano, ideato dal matematico e pegagogista
inglese Caleb Gattegno quale strumento per favorire esperienze
di geometria, ha confermato, attraverso una trentennale sperimentazione,
la sua efficacia didattica a diversi livelli di apprendimento.
Di geopiani ne esistono diversi tipi: sono tavolette di legno
sulle quali sono infissi chiodini disposti secondo vari reticoli,
isometrici oppure no. In genere sono realizzati con reticoli
di quadrati, formati da 9, 16, 25, o più chiodi, oppure
con reticoli di triangoli equilateri. Vi sono però
anche geopiani con reticolo di ottagono, di decagono e di
dodecagono regolari.
Se si tendono elastici colorati tra i loro chiodini, si può
realizzare la rappresentazione di situazioni geometriche di
natura talmente varia da permettere lo studio di numerosi
problemi riguardanti le forme geometriche, le loro dimensioni,
le simmetrie e le similitudini.
Come ha scritto lo stesso Gattegno [8], chi non ha remore
a servirsi di una lavagna per tracciarvi figure con il gesso,
non può aver ragioni per opporsi all'impiego del geopiano,
sul quale le figure vengono realizzate con limpida evidenza,
a mezzo di elastici tesi su un insieme di chiodini. È
da tener presente, però, che, rispetto alla lavagna,
il geopiano offre almeno due considerevoli vantaggi:
1. poichè è facilmente maneggevole, gli si può
far assumere una qualsiasi posizione. Ciò consente
all'alunno di esaminare ogni figura da angoli di visuale diversi
e di prendere così consapevolezza che alcune proprietà
figurali risultano essere indipendenti da ciascuna posizione
assunta dalla figura stessa;
2. sul geopiano non si disegna: si tendono elastici, si spostano
e, in tal modo, la figura desiderata si ottiene immediatamente.
Ed è proprio questa facilità, con la quale si
costruiscono e si trasformano le figure, che stimola l'alunno
a ricercarne le loro proprietà, che promuove il dinamismo
del suo pensiero, che affina le sue capacità intuitive.
Per descrivere alcune possibilità di impiego dei geopiani,
si può cominciare a prendere in considerazione quello
a reticolo di quadrati costituiti da 25 chiodini [Tav. 9 -
Fig. 1], che si presta ad un rilevante numero di applicazioni.
Èben nota la difficoltà dei bambini a riconoscere
un trapezio i cui lati paralleli siano disposti verticalmente,
o un rombo le cui diagonali non siano disposte una orizzontale
e l'altra verticale, come solitamente le si vede dise-gnate
in un libro a sulla lavagna. Un esercizio molto efficace per
superare queste difficoltà può essere quello
di costruire tutti i quadrilateri consentiti dal reticolo
e di farne la classificazione passando prima dalle proprietà
generali a quelle particolari, e poi dalle proprietà
particolari alle generali.
La possibilità, che il geopiano offre, di trasformare
le figure, consente, per esempio, di scoprire che un trapezio
può essere trasformato facilmente in parallelogramma
[Tav. 9 - Fig. 2] e che il parallelogramma va quindi considerato
come "doppiamente trapezio".
Sempre sul geopiano a rete di quadrati si possono affrontare
interessanti situazioni problematiche relative alle aree e
ai perimetri dei poligoni, situazioni che si possono facilmente
risolvere ma che sono riferibili a rimarchevoli esperienze
matematiche. Per esempio, dopo aver realizzato un poligono
tendendo un elastico tra più chiodi, è possibile
valutarne l'area in vari modi, per somma o per differenza,
assumendo come unità di superficie il piccolo quadrato
compreso tra quattro chiodini [Tav. 9 - Fig. 3]. Oppure di
possono costruire poligoni aventi una superficie prestabilita,
per esempio di 2 quadratiniunità.
Il bambino rimarrà certamente soprpreso delle numerose
possibilità offerte, per questo caso, dal geopiano
[Tav. 9 - Fig. 4].
Se tra i suddetti poligoni di ugual superficie ci si limita
a considerare i triangoli, si scopre che riducendo la base
ad 1/2, 1/4, .... , l'altezza deve corrispondentemente diventare
doppia, quadrupla, .... [Tav. 9 - Fig. 5], e che si può
conservare la stessa base a condizione di conservare anche
la stessa altezza [Tav. 9 - Fig. 6].
La visione contemporanea di poligoni di ugual superficie conduce
naturalmente a mettere in relazione i perimetri con le aree.
Il bambino scopre che figure di uguale superficie non hanno
tutte lo stesso perimetro, e che figure di uguale perimetro
non hanno tutte la stessa superficie. Sorgono subito, così,
questioni di massimo e di minimo: per esempio nella famiglia
di triangoli equiestesi, rappresentata nella Fig. 6 di Tav.
9, ve ne è uno di perimetro minimo: quello isoscele.
Similmente nella famiglia di quadrilateri equiestesi di Fig.
4, sempre in Tav. 9, anche qui ve ne è uno di perimetro
minimo: è la figura regolare, ossia il quadrato. Il
geopiano offre veramente innumerevoli possibilità.
Le Figure 7 e 8 di Tav. 9 mostrano come lo si possa utilizzare
efficacemente anche per un primo studio delle simmetrie assiali
e centrali.
NOTE:
[1] Ministero della Pubblica Istruzione, Programmi didattici
per la Scuola Primaria, Istituto Poligrafico dello Stato,
Roma, 1985. Nel capitolo dedicato alla matematica, alla pag.
37, vi si legge: "Nel conseguimento dei diversi obiettivi
è importante procedere in modo costruttivo e significativo,
fornendo agli alunni una adeguata base manipolatoria e rappresentativa.
Ciascun alunno va messo in condizione di utilizzare, inizialmente,
materiali diversi, comuni o strutturati, che forniscano adeguati
modelli dei concetti matematici implicati nelle varie procedure
operative."
[2] Z. P. Dienes, Le sei tappe del processo di apprendimento
in matematica, Giunti-O.S., Firenze, 1971.
[3] J. Piaget, A. Szeminska, La genesi del numero nel bambino,
La Nuova Italia, Firenze, 1976.
[4] M. Montessori, Psicoaritmetica, Garzanti, Milano, 1971,
pag. 211 e segg.
[5] Ministero della Pubblica Istruzione, op. cit. Alla pag.
38 vi si legge:
Cura particolare va posta sia nella acquisizione del complesso
concetto di numero naturale, sia nella formazione della capacità
di rappresentarlo nel sistema di scrittura decimale, con riferimento
al valore posizionale delle cifre e al significato e all'uso
dello zero. A tale scopo può risultare vantaggiosa
l'introduzione di sistemi di numerazione diversi da quello
decimale per la notazione multibase di tali numeri.
[6] C. Gattegno, L'étude de l'arithemétique
à l'aide de la couleur associée à la
longueur. La méthode Cuisenaire, in " Le courrier
de la recherche pédagogique", 1956.
[7] In questa scrittura compare una linea di frazione il cui
significato non è quello di divisione tra numeri, ma
solo di espressione del rapporto tra grandezze.
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